Ventitré anni fa, o poco più, nasceva l’euro. Sarà perché gli anni non sono 25, sarà perché siamo nel bel mezzo del Covid, sarà perché c’è ben poco da festeggiare, ma a Bruxelles si son guardati bene dal far preparare una torta con tanto di candeline alla moneta unica. Che tanto bene ha fatto alla Germania, ma che ha impoverito enormemente l’Italia e i Paesi del Sud. Resisterà alla crisi economica che ci aspetta nei prossimi anni?

Dopo una lunga gestazione, l’8 maggio di 23 anni fa fa è nato ufficialmente l’euro, la moneta unica europea, usata oggi da 19 Paesi dell’Unione europea, cioè tutti a parte Danimarca, Svezia, Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania e Croazia. “Il totale delle persone che oggi usano l’euro in tutto il continente, compresa ovviamente l’Italia, supera i 337 milioni – scriveva qualche giorno fa Firstonline –. Al netto della lunga fase preliminare e degli accordi propedeutici all’unione monetaria (Schengen nel 1985 già stabiliva la libera circolazione di persone, denaro e merci, poi soprattutto Maastricht nel 1992 e il 1° gennaio 1994 quando fu costituito l’Istituto monetario europeo), la firma definitiva arrivò il 3 maggio del 1998 poco dopo mezzanotte, quando il Consiglio europeo decise che 11 degli allora 15 Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna) soddisfacevano i criteri di convergenza economica (alto grado di stabilità dei prezzi, solidità della finanza pubblica, tasso di cambio stabile, tassi di interesse a lungo termine bassi) e legale (indipendenza della banca centrale nazionale) fissati dal Trattato CE ai fini dell’ingresso nella moneta unica.”

In realtà, racconta Firstonline, il Consiglio si tenne il 2 maggio, ma la firma decisiva di Jacques Chirac e Helmut Kohl, all’epoca presidente francese e cancelliere tedesco, arrivò appunto poco dopo la mezzanotte, per la precisione alle ore 00:08. Da quel momento il percorso andò in discesa, e nel giro di pochi anni fu completato con l’effettiva entrata in vigore dell’euro. Poche settimane dopo quel Consiglio, infatti, entrò in carica la Banca centrale europea (1° giugno 1998), il cui primo presidente è stato l’olandese Wim Duisenberg, succeduto poi dal francese Jean-Claude Trichet e dal 2011 al 2019 dal nostro Mario Draghi, ora premier italiano. Nei primi tre anni dalla sua istituzione l’euro ha svolto il ruolo di moneta scritturale: il contante è stato introdotto il 1° gennaio 2002 negli 11 Stati prima citati, ai quali nel frattempo si aggiunse la Grecia. Alle vecchie valute fu lasciato un periodo di transizione prima di farle sparire del tutto dalla circolazione: la lira italiana, cambiava a 1936,27 con l’euro, smise definitivamente di esistere il 1° marzo del 2002.

Da allora la moneta unica – che, di fatto, rappresenta un marco svalutato – ha arricchito enormemente la Germania e i Paesi del Nord, grandi esportatori. Indebitando, inevitabilmente, l’Italia e i Paesi del Sud, caratterizzati da una più forte domanda interna e da economie più deboli. Viene da chiedersi se – dopo 23 anni di battaglia economica giocata ad armi impari – i Paesi del Sud continueranno a resistere con l’Euro. Oppure se la crisi economica innescata dal Covid – e la fiammata di inflazione che vedremo probabilmente nei prossimi mesi – farà saltare il banca obbligandoci, finalmente, a tornare alla cara vecchia Lira.

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