La campagna referendaria è finita con la vittoria del No. Nello stesso istante è cominciata la lunga marcia che porterà l’Italia fuori dall’euro. Certo è stata una campagna elettorale dura, accesa, con toni aggressivi. Ma è stata anche una campagna elettorale vera, con una posta che valeva parecchio. Non a caso i leader non si sono risparmiati. La politica è tornata nei bar, nelle piazze, sui mezzi pubblici. Famiglie e amici si sono divisi. Le solite anime belle molto radical chic si sono lamentate perché il referendum ha spaccato il Paese: ma perché c’era alternativa? Quando c’è da fare una scelta secca come Si o No che cosa volete che succeda? Si sta da una parte o dall’altra: non ci sono vie di mezzo se non l’astensione. Capiamo però il problema: lamentarsi per l’asprezza della campagna elettorale è solo una maniera per ridurre il valore del risultato. Hanno vinto i No perché più aggressivi e maleducati. Una compagnia cui le élite raffinate che hanno votato Si non potevano mischiarsi.

Invece bisogna dire che la campagna elettorale, per quanto aspra, è stata bella. Piace quando i cittadini si riappropriano della politica (lo dovremmo fare più spesso, anche oltre i periodi elettorali: la politica non è del palazzo). La domanda vera, casomai, è un’altra: perché questa discussione, viene vietata per una questione centrale per le nostre vite come l’euro e l’Unione europea? Perché non ci è stato permesso di esprimere un Sì o un nostro No alla moneta unica e prima ancora rispetto al trattato di Maastricht? E perché il pareggio di bilancio inserito in Costituzione non ha avuto il tagliando referendario? Chi ha avuto paura del dibattito? Romano Prodi ha voluto far conoscere il suo Sì tiepido alla riforma costituzionale; ma lui se n’è fregato – assieme a Ciampi, Napolitano e Amato, di conoscere l’opinione degli italiani rispetto alla cessione di sovranità a favore di Bruxelles. L’ingresso nell’Unione prima e nell’Eurozona dopo è stata una decisione arrogante, degna di una classe politica prepotente cui domenica il popolo ha restituito la pariglia a muso duro. Ora aspettiamo di votare sull’euro. Certo sarebbe una semplice consultazione per via dei trattati internazionali che sono materia riservata del Parlamento… I risultati, però, non potrebbero essere ignorati.In fondo anche quello sulla Brexit era un voto consultivo.

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