L’Europa ha eccessiva discrezionalità nella scelta di erogare i fondi collegati al Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza: a dirlo non è uno sparuto gruppo di estremisti, ma l’ultimo Report di Confindustria. Da cui si evince una notizia abbastanza inquietante: l’Europa può decidere, a proprio piacimento, di erogare o meno i fondi promessi. Tutto dipende dal fatto che il Paese si adegui o meno alle disposizioni di Bruxelles.

“È importante che entro fine anno la Commissione europea integri il regolamento del RRF stabilendo dei criteri dettagliati per limitare i margini di discrezionalità, anche politici, nella valutazione dell’attuazione del Piano. Infatti, specie considerata la natura qualitativa dei traguardi, non è facile stabilirne il conseguimento – scrive Confindustria –. Dall’Europa serve anche maggiore chiarezza su cosa potrebbe succedere in caso di completamento solo parziale delle condizioni previste per sbloccare ciascuna rata: non è infatti chiaro l’ammontare di risorse che potrebbero essere sospese e vincolate al raggiungimento di un sottoinsieme di condizioni mancanti (che da regolamento deve avvenire entro sei mesi).”

Secondo Confindustria, pur in presenza di criteri più precisi per la valutazione del raggiungimento del cronoprogramma di traguardi e obiettivi, rimane il rischio di condizioni che formalmente (sulla carta) sono raggiunte, ma nella sostanza non lo sono (es. viene approvato un decreto attuativo rispettando le tempistiche, ma gli effetti che produce sono inconsistenti).

Dunque, il vero successo del Piano va valutato in termini di efficacia delle misure attuate. In tal senso, è positiva la scelta di seguire un attento e stretto programma di monitoraggio, per garantire la qualità e per correggere tempestivamente eventuali utilizzi improduttivi di risorse, ma sarebbero utili anche progetti pilota per decidere cosa, solo successivamente, mettere su larga scala.

“L’importanza della qualità dell’implementazione è numericamente colta nelle stime governative dell’impatto macroeconomico atteso del PNRR. Se il piano fosse implementato con elevata efficienza, il PIL nel 2022 potrebbe risultare più alto di 1,2 punti percentuali (+0,5 punti quest’anno, +0,7 l’anno prossimo) rispetto allo scenario base – conclude Confindustria –. Tuttavia, in caso di “errori nella selezione, progettazione e messa in opera degli investimenti” l’impatto stimato scenderebbe da 1,2 a 0,9 punti. Il costo di una eventuale minore efficienza degli investimenti si amplia notevolmente sull’intero orizzonte di attuazione del piano: il differenziale positivo di livello del PIL nell’anno finale della simulazione (il 2026), infatti, si dimezza in uno scenario di bassa efficienza degli investimenti (1,8 punti percentuali contro 3,6).”

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