L’estate che sta per andar via non lascerà un bel ricordo: sarà archiviata come un’altra stagione di crisi, come ormai accade troppo spesso. Quello in arrivo si annuncia invece, almeno per l’Italia, come l’autunno dell’occupazione nel senso che i posti di lavoro, come le foglie, ricominceranno a cadere. Chiusi gli ombrelloni e riposti in armadio costumi e sandali tocca prepararci a una stagione molto rigida.  Non sarà certo la variazione da prefisso telefonico del Pil a migliorare la situazione dell’Italia: soprattutto se le difficoltà della Cina diventeranno sempre più pesanti e la Federal Reserve aumenterà i tassi d’interesse. Le Borse mondiali, che all’inizio di agosto sembravano lanciate verso nuovi traguardi, si sono dapprima inchiodate e poi si sono messe sul cammino della caduta. Siamo arrivati addirittura all’assurdo, con il Ministero del Lavoro che ha taroccato i conteggi degli occupati per dare un’immagine migliore della realtà, tranne poi doversi correggere perché la forzatura era veramente indecente. In realtà la situazione del mercato del lavoro è questa: il numero di occupati a giugno 2015 è identico a quello di giugno 2014, il numero dei disoccupati è cresciuto di 85 mila unità, e il numero degli inattivi è diminuito di 131 mila. Questo vuol dire che l’effetto complessivo delle misure adottate per il lavoro è stato finora nullo. Aggiungiamo che il numero di giovani occupati (860 mila, 80mila in meno di un anno fa) è al minimo storico.

Tutto questo accade nonostante il Jobs Act sia in vigore da marzo, la decontribuzione sui nuovi assunti operativa da gennaio e gli ottanta euro siano stati messi nella busta paga degli italiani da un anno. Nel frattempo è entrato in funzione in bazooka monetario di Draghi, c’è stato l’Expo e sta per arrivare il Giubileo. Il prezzo del petrolio resta molto basso e l’euro si è svalutato del 25% sul dollaro. Insomma abbiamo vissuto una stagione irripetibile che, purtroppo, sembra avviarsi verso la conclusione. Nonostante questo il profilo della domanda interna è piatto come dice l’Istat e la disoccupazione non scende. Poi nelle interviste al Corriere della Sera il premier può fare un’altra narrazione, ma la realtà è questa e non tarderà molto a presentare il conto.

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