I deputati greci hanno approvato il nuovo piano di austerità, che condanna il Paese ad una condizione endemica di povertà. Gli analisti di Citibank hanno messo giù qualche tabella, e i risultati sono terrificanti: il debito pubblico, oggi al 170%, salirà al 238% nel 2018. Il Pil perderà il 10% in tre anni, dopo il 25% lasciato per strada nei passati cinque. La disoccupazione arriverà al 30%: una situazione insostenibile sia sul piano politico sia sociale. Quale governo democratico potrà restare in sella avendo senza lavoro un cittadino su tre e un giovane su due? Nel frattempo, sempre secondo Citibank, l’inflazione volerà al 16% nonostante la permanenza nell’euro. Un dato terrificante, perché ridurrà renderà più povera la popolazione. Scenderà anche il valore deli attivi del Paese (immobili, aziende, attività produttive). Per i capitali esteri una grande occasione di shopping, ma la realtà è questa: con il piano approvato ieri la Grecia viene messa in liquidazione consentendo agli stranieri (a cominciare dalla Germania) di fare ottimi affari. Esattamente la stessa logica che guidava le potenze coloniali; mandavano le truppe per conquistare un Paese e appropriarsi delle sue ricchezza. In Grecia non ci sarà nemmeno bisogno dell’esercito che comunque costa. L’euro e la finanza ottengono il medesimo risultato senza spargimento di sangue.

Non molto diversa la situazione in cui si trova l’Italia: il piano da 50 miliardi annunciato da Renzi ha già incontrato la prima bocciatura in Europa. Non è cosa da poco, perché il programma per funzionare ha bisogno di sfondare i tetti di deficit e debito. Finanziarlo con risparmi e tagli di spesa è impossibile prima ancora che illusorio. Le riforme, infatti, hanno bisogno di tempo per dare effetti mentre la spinta alla ripresa serve subito.  Quanto ai tagli di spesa è bene essere chiari una volta per tutti: i loro effetti sono recessivi perché anche uno spreco produce reddito. Non a caso il New Deal di Roosevelt portava l’esempio della buca da scavare e poi riempire. Lavoro inutile, ma gli operai ricevevano un salario che potevano spendere. Giocare nello stesso momento tagli di spesa e tagli di tasse è un tiro alla fune senza vincitori. Senza questo piano di rilancio l’economia resterà stagnante mentre il debito salirà, esattamente come in Grecia. Con la differenza che l’Italia è ricca, ha industrie, enorme risparmio privato, aziende globali: sarà un piacere spolparla.

Sarà un puro esempio di colonialismo 2.0.

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