È il caso di fare un po’ di chiarezza sui dati diffusi oggi dall’Istat. Non per voler fare i gufi a tutti i costi, ma solo per una ragione di chiarezza. L’Istat ha diffuso i dati di revisione del Pil, da cui emerge un miglioramento dello 0,1% che porta il saldo fra aprile e giugno a +0,4% dal precedente +0,3%. Contemporaneamente sono emersi i dati su lavoro di luglio che mostrano un miglioramento dello 0,5%, e la disoccupazione giovanile ha smesso di crescere avendo già raggiunto livelli molto elevati. Sono certamente risultati migliorativi rispetto al passato, ma l’entusiasmo che li circonda appare eccessivo. Esulta il premier: “l’Italia è ripartita dopo che negli ultimi anni è come se avesse avuto la ruota bucata e una caduta in discesa”. In realtà i conti non danno una lettura così entusiasmante. Il miglioramento dell’occupazione a luglio è probabilmente frutto della stagione turistica mentre la disoccupazione, seppur in discesa, resta molto elevata. Per quanto riguarda la revisione del Pil, c’è da notare che il miglioramento non è frutto di una ripresa dei consumi o delle esportazioni, ma del nuovo conteggio delle scorte. Un calcolo certamente ineccepibile dal punto di vista statistico. Resta però il dubbio sulle tempistica, visto che il ritocco compare proprio al momento giusto. Praticamente il Pil dell’Italia aumenta perché le aziende hanno riempito i magazzini e i depositi. La crescita della domanda è minima, se non nulla, quella degli investimenti pure, le esportazioni languono. Ma le aziende fortunatamente fanno scorte. Certo prima o poi i magazzini verranno svuotati ma da qui a sostenere che la ripresa è dietro l’angolo ce ne corre. Non a caso il governo dice che, nonostante la revisione al rialzo di giugno, la crescita 2015 si fermerà al previsto 0.7%.  L’Istat ha dato i numeri ad un fenomeno che noi abbiamo più volte segnalato. Le imprese, dopo anni, di vacche magre, hanno visto una luce in fondo al tunnel, e per non farsi sorprendere dal possibile incremento della domanda hanno fatto marciare un po’ più velocemente le macchine. Tuttavia non hanno fatto investimenti né hanno alzato l’occupazione in maniera significativa. Hanno fatto lavorare un po’ di più le risorse che avevano già in casa. Ora aspettano: se i magazzini si vuoteranno rapidamente riaccenderanno i motori, altrimenti torneranno a fermarsi. Piccolo cabotaggio.

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