E se fosse l’Italia a processare la Ue e i suoi trattati? Perché stupirsi? La Corte Costuzionale tedesca, con una iniziativa sostenuta dalla Bundesbank, sta giudicando l’euro. Noi potremmo fare di più: chiedere alla nostra Consulta se i diktat imposti da Bruxelles siano conformi ai dettati della Carta del 1948. Probabilmente avremmo delle belle sorprese. A cominciare proprio dal tema di questi giorni: la Germania, Paese membro dell’Ue, esercitando infinita arroganza ha deciso di subordinare l’ordinamento comunitario a quello nazionale. Perché non facciamo la stessa cosa in Italia, anziché accettare senza fiatare qualunque ordine che arriva da Bruxelles? Il primo articolo afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e non sul pareggio di bilancio. Eppure è questo quello che stiamo facendo. Qualcuno potrebbe obiettare che, comunque, esiste l’articolo 81, che impone l’obbligo della copertura delle spese e dunque non è sicurissimo che il ricorso avrebbe successo. In realtà non è così, tanto che si rende necessaria una modifica costituzionale per recepire il Fiscal Compact. Per togliersi dai dubbi, comunque, c’è sempre l’articolo 11, che afferma che per l’Italia è possibile cedere porzioni di sovranità, a condizione che ciò avvenga in condizioni di reciprocità. Vuol dire che quando adottiamo o recepiamo una direttiva europea dobbiamo sapere che cosa riceviamo in cambio. I nostri governi invece hanno subordinato l’ordinamento italiano a quello comunitario senza ottenere alcuna compensazione. Lo squilibrio è evidente. La Germania con l’introduzione della moneta unica ha dei vantaggi legati al fatto che l’attivo della sua bilancia commerciale è pari alla somma del deficit di tutti gli altri. Questo perché rispetto ai suoi fondamentali l’euro è svalutato. Per tutti gli altri invece è sopravvalutato. Se Berlino avesse ancora  il marco invece dell’euro, non si rapporterebbe a 1,30 nei confronti del dollaro, ma sarebbe a 1,70. Viceversa l’Italia, la Francia e la Spagna avrebbero la parità di uno a uno. Insomma aderendo al Trattato di Maastricht, da cui deriva la moneta unica, noi non abbiamo avuto nessun premio. Abbiamo ceduto sovranità ma, contravvenendo all’articolo 11, non è stata rispettata la condizione di reciprocità. Urge interrogare la Corte Costituzionale.

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