Il fondatore di questo blog, Un’Europa diversa, Ernesto Preatoni, ha pubblicato, sabato, un intervento dedicato alle manifestazioni che si sono svolte nelle principali città d’Italia, che ripubblichiamo, oggi. Nell’articolo Preatoni racconta come le proteste degli ambulanti di Milano e delle altre città d’Italia siano la prova di un Paese ormai diviso in due: “i garantiti” contro i precari. Un’Italia in cui la tenuta sociale sembra essere stata data per scontata da chi governa, anche se preoccupanti scricchiolii non sembrano mancare.

Martedì verso le due del pomeriggio tentavo di raggiungere il mio ufficio di Milano, alle spalle di Porta Venezia, in auto. Neanche a dirlo, nella città semi-svuotata dalle vacanze pasquali, mi sono ritrovato in una bolgia, alle spalle di Corso Monforte. Bloccato a pochi passi dal corteo di (secondo me, condivisibilissime) proteste di ambulanti e ristoratori. Lì, fermo, in coda, ho assistito a una scena che, secondo me, la dice lunga sul momento che questo Paese sta dolorosamente attraversando. I manifestanti fermavano i conducenti delle auto che, lentamente, sciamavano verso la prima parte del corteo, per poi essere deviate dalla polizia. Tentavano di spiegare le ragioni della protesta: “vogliamo solo lavorare”. A un certo punto hanno fermato un ragazzino, che guidava un furgone, che, nervosissimo, ha risposto: “Anche io vorrei lavorare, devo consegnare della merce, lasciatemi scaricare.” I toni si sono alzati subito, a momenti sono venuti alle mani. Attorno, polizia e carabinieri a controllare la manifestazione e qualche curioso.

Come dicevo, la scena mi ha fatto pensare. Gli attori della scena, in particolare, mi hanno fatto ragionare sul momento che viviamo. In primo luogo, i grandi assenti: i milanesi che si sono potuti permettere di spostarsi fuori dalla città. Non stiamo parlando necessariamente di gente “ricca”, parliamo di persone con una seconda casa a Santa Margherita Ligure, o giù di lì, che hanno avuto la fortuna (in barba alle varie ordinanze regionali) di mollare Milano in zona rossa e magari di trasferire figli e smart working al mare. Quelli sono stati e restano, insieme ai dipendenti pubblici, i grandi privilegiati di questa crisi. Lo stipendio fisso, garantito dallo smartworking, e, magari, l’impiego in una società di servizi che non ha sofferto troppo per il Covid.

Poi ci sono quelli che lavorano, come poliziotti e carabinieri, ma anche i dipendenti e partite Iva, che lo smartworking non lo possono fare. Che un po’ di soldi a fine mese li vedono ancora, qualcuno magari deve fare i conti con la cassa integrazione o qualche fattura arretrata, ma che vivono un rischio di contagio e devono fare i conti con la paura che anche la loro attività patisca o si fermi a causa del Covid. Che lavorano con fatica a causa delle restrizioni e delle proteste, che devono scaricare la merce, come quel ragazzino bloccato dalla protesta, se no chi lo sente poi il capo? Infine, ci sono quelli, come gli ambulanti o i ristoratori che è un anno che non lavorano e non sanno più a che santo votarsi. È un anno che i risparmi di chi prende lo stipendio, fisso, tutti i mesi, aumentano, mentre chi viveva una situazione di maggior precarietà è finito in fila alle mense della Caritas e del Pane Quotidiano (diventate tristemente note alle cronache dei maggiori quotidiani). L’attuale governo e quello precedente hanno perseverato con la politica dei “lockdown”, delle chiusure. Convinti, secondo me, che la gente, mite, di questo Paese, poi alla fine ingoi tutto.

Leggendo i giornali, il giorno dopo, ho scoperto, con un brivido, che a Roma i manifestanti avevano lanciato bottiglie contro la polizia. E che a Torino alcuni poliziotti, dopo alcuni tafferugli, si sono tolti il casco: la questura poi si è affrettata a spiegare che quello non era un gesto di solidarietà, ma solo un segno distensivo dettato dal fatto che il pericolo era ormai passato. Sia come sia, non ce la vedo la polizia a prendere a randellate una popolazione sfiancata dall’isolamento e dalla fame. Sarebbe il caso, secondo me, che Roma si iniziasse a prendere in maggior considerazione il fatto che i cittadini con minor tutele sono ormai esacerbati. Siamo arrivati a un punto in cui ormai credo basti davvero una scintilla per far scoppiare un incendio: del resto, come dico sempre, nessuno si aspettava che l’assassinio del principe Francesco Ferdinando avrebbe portato alla Prima Grande Guerra. E se la gente che non ne può più, alla fine, si sollevasse? Siete sicuri che la polizia non deciderebbe di togliersi il casco?

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