Il nuovo Redditometro, forse, è stato ucciso nella culla. Non è nemmeno una cattiva notizia. Soprattutto perché è rimasto orfano. Nessuno, tra Monti, Bersani e Berlusconi se ne intesta la paternità (non diversamente dall’Imu).  Nessuno però, ha il coraggio di abrogarlo.

A togliere le castagne dal fuoco ha pensato la Corte dei Conti. Secondo il presidente, Luigi Giampaolino, bisogna «evitare un uso disinvolto delle informazioni non verificate» e gli uffici  devono avere «massima attenzione e massima cautela» nell’uso dei dati. Perché c’è il rischio, a esempio, che gli estratti conto spediti dalle banche contengano errori, magari uno zero di troppo che però potrebbe far suonare la campanella d’allarme e far scattare un accertamento per un’evasione inesistente.

Lo stesso Giampaolino ha fatto un esempio spiegando come sia «di comune esperienza  l’esistenza di situazioni nelle quali le titolarità formali di oneri e servizi, quali utenze o canoni di locazione,  non corrisponde a coloro che ne sopportano l’onere finanziario». Le ragioni possono essere varie e «non necessariamente correlate ad intenti evasivi». È il caso di un genitore che paga l’affitto per la casa del figlio che ha uno stipendio basso oppure  è senza lavoro: non è un evasore, ma in teoria potrebbe trovarsi a giustificare determinate spese. Ecco perché il presidente dei consiglieri di viale Mazzini ha parlato di «sistema insufficiente» che fa acqua da tutte le parti.

Così si va verso la revisione. Il segretario Pdl, Angelino Alfano,  ha chiesto a Monti di ritirarlo. Il Presidente del consiglio – che ha firmato i decreti attuativi, ma non ne riconosce più la paternità – si è accorto degli effetti negativi sull’opinione pubblica e ha avanzato l’ipotesi di ripresentarlo. Anche Pierferdinando Casini (Udc) suggerisce qualche passo indietro su retroattività e onere della prova a carico dei contribuenti.

Il finale di partita è abbastanza scontato. Si alzerà un gran polverone e probabilmente verrà modificato. Come spesso accade alle leggi fiscali, in maniera peggiorativa, lasciando all’Amministrazione ampia facoltà interpretativa a tutto danno della certezza del diritto. È successo con lo Statuto del contribuente che rappresentavano i dieci comandamenti a tutela del cittadino. Figuriamoci con il Redditometro che costituisce invece una delle armi più affilate in mano all’Agenzia delle Entrate. A cominciare dalla possibilità di allungare gli occhi sui nostri conti correnti.

La Redazione

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