Dopo molti anni si inizia a parlare di rialzo dei tassi di interesse. E non è una buona notizia. A farlo è stata Janet Yellen, segretaria del Tesoro USA, che, l’altro giorno, ha evocato questa possibilità, facendo, peraltro, un piccolo sgarbo alla Fed. La Yellen è stata, in passato, Presidente della Federal Reserve prima di Jerome Powell: le sue parole non sono state prese bene da Wall Street, che ha ripiegato in maniera significativa. Gli analisti iniziano a pensare che presto la Banca Centrale Usa sarà costretta a una stretta monetaria: il rischio per l’Europa è che in autunno, dopo le elezioni in Germania, anche la Lagarde finisca per ridurre lo stimolo all’economia Ue. Tenetevi forte, iniziano le turbolenze.

Janet Yellen, nel corso di un’intervista, alla domanda dedicata al boom di spesa pubblica previsto dal piano Biden sull’economia rischi di scatenare un’inflazione incontrollata, ha risposto “È possibile che i tassi d’interesse dovranno aumentare un po’ per garantire che la nostra economia non si surriscaldi, anche se la spesa pubblica aggiuntiva è relativamente piccola in proporzione al Pil”. In seguito la Yellen è tornata sull’argomento accennando alla possibilità che diventino necessari “degli aumenti molto modesti nei tassi d’interesse”, aggiungendo che comunque le nuove manovre di bilancio avranno un impatto largamente benefico perché “l’economia crescerà più velocemente”.

“Per quanto prudente, e semi-nascosto in mezzo a tutti gli elogi per i nuovi piani di spesa pubblica, l’accenno della Yellen all’aumento dei tassi contraddice il messaggio finora prevalente ai vertici di Washington – scriveva questa settimana Federico Rampini su Repubblica –. Di fronte a un aumento dell’indice dei prezzi al consumo del 2,6% a marzo, il presidente della Fed ha continuato a escludere che sia necessario cambiare il segno della politica monetaria attuale. La banca centrale americana mantiene i suoi tassi direttivi al minimo storico, vicino allo zero, ed inoltre continua il cosiddetto “quantitative easing” cioè l’acquisto di bond che garantisce abbondante liquidità all’economia (e in parte anche al resto del mondo).”

“Jerome Powell continua ad attenersi alla dottrina formulata dall’inizio della pandemia: la banca centrale si dà come priorità la piena occupazione, questo richiede una politica monetaria molto espansiva per garantire una crescita robusta. La Fed di Powell ha perfino cambiato la definizione del pericolo inflazionistico, ora vuole che la dinamica dei prezzi salga al di sopra del 2% per accompagnare una crescita adeguata – conclude Rampini –. La la crescita americana è molto vigorosa, si stima che possa raggiungere +6,5% alla fine di quest’anno. Questo ha rilanciato un dibattito critico già aperto più di due mesi fa da Larry Summers, economista democratico che fu segretario al Tesoro. Summers sostiene che le manovre di bilancio proposte da Biden sono eccessive, perché vanno ben oltre la necessità di compensare i danni dei lockdown, e distribuiscono un potere d’acquisto molto superiore a quello cancellato dalla breve recessione del 2020. Summers è tra coloro che prevedono la rinascita di un’inflazione sostenuta, per effetto di tre eccessi: troppi deficit pubblico, troppa moneta, troppo risparmio disponibile a trasformarsi in consumi, secondo la sua definizione.”

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