Questa mattina Libero ha pubblicato una notizia che fa accapponare la pelle: i giudici della Corte Costituzionale hanno preso la proprietà privata che sarebbe difesa dalla Costituzione (articolo 42: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge”) e, come ben scrive Fausto Carioti, “ne hanno fatto carne di porco”.

Come spiega il giornalista di Libero i giudici togati “Erano chiamati a decidere sulla casa, il più tassato dei beni degli italiani. Un primo decreto, varato dal governo giallorosso ed entrato in vigore il 17 marzo 2020 aveva sospeso gli sfratti degli immobili (“anche non ad uso abitativo”) dovuti al mancato pagamento dell’affitto ed altre ragioni, si al 30 giugno di quest’anno. Di proroga in proroga, con la benedizione di Maria Cartabia, (che ha parlato di “sacrificio non così eccessivo” dei proprietari, si è arrivati al decreto firmato lo scorso marzo da Mario Draghi, Daniele Franco e dal piddino Francesco Onofrio.”

Tutto questo, spiega ancora Libero, ha esteso al 30 settembre 2021 la sospensione degli sfratti decisi tra il 28 febbraio 2020 e il 30 settembre 2020 e addirittura al 31 dicembre quella degli sfratti decretati nei nove mesi successivi. Si tratta di un vero e proprio divieto di liberazione di immobili occupati abusivamente che dura da 583 giorni e non è ancora finito. Si può andare al ristorante e allo stadio, ma non si può tornare in possesso del proprio immobile, anche se l’inquilino ha smesso di pagare da anni e un tribunale lo ha riconosciuto.

Così, prosegue Carioti, “due giudici, a Trieste e a Savona hanno chiesto alla Consulta se tali provvedimenti violino la Costituzione all’articolo 47 (“La Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”) e in altre parti. Il giudice triestino – si legge negli atti del provvedimento – avrebbe fatto presente che il blocco ha riguardato situazioni che nulla hanno a che vedere con l’emergenza sanitaria, come le morosità nel pagamento dei canoni di locazione anteriori al manifestarsi della pandemia. Simili le riflessioni del giudice di Savona.

Volete sapere com’è finita? La Corte Costituzionale con uno scarno comunicato ha fatto sapere di ritenere “non fondate” le obiezioni dei due giudici. I proprietari di case, ovviamente si sono indignati. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha detto che “C’era una volta il diritto di proprietà. Requisizione di fatto, niente reddito, niente risarcimenti, in moltissimi casi a danno di famiglie di proprietari a reddito medio-basso. Ma tutto ciò, secondo la Corte, non contraddice la Carta fondamentale”. Da restare allibiti.

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