Anche se i mercati, appena, venerdì scorso, hanno sentito risuonare la parola “tapering” sono andati nel panico, è difficile che la Fed smetta di inondare di liquidità i mercati. Il motivo? L’ha spiegato, molto bene, Alessandro Fugnoli, capo strategist dei fondi Kairos, in un interessante intervento sulle pagine della testata online Start Magazine. Troppo grande è la posta in gioco per il governo degli Stati Uniti sul tema della ripresa: i democratici non possono permettersi che il rilancio dell’economia non sia sufficientemente incisivo.

“La situazione è oggettivamente complessa – scrive Fugnoli –. C’è una ripresa tumultuosa che segue la più grave recessione del dopoguerra. C’è un’inflazione che, per quanto depurata dalle componenti transitorie, si assesterà l’anno prossimo (il secondo anno di ripresa) su un livello più alto di quello che aveva raggiunto al decimo anno del ciclo precedente. C’è un mercato del lavoro di difficile lettura con un ancora elevato numero di disoccupati da una parte e tensioni salariali già evidenti dall’altra. Ci sono mercati azionari su livelli molto elevati di cui tenere conto, perché potrebbero complicare molto la ripresa dell’economia se dovessero prendere male qualsiasi misura di normalizzazione monetaria.”

L’amministrazione di Biden, con un occhio all’orologio e ai mesi che passano, deve continuare a spingere al massimo sulla politica monetaria. Lo fa attraverso la Yellen al Tesoro. La Yellen, lo ricordiamo, è un’economista del lavoro ed è particolarmente sensibile alla disoccupazione, in particolare tra le minoranze, mentre è meno sensibile all’altro polo del mandato duale della Fed, l’inflazione. La Yellen sarà decisiva nel convincere Biden, all’inizio dell’anno prossimo, a riconfermare Powell alla guida della Fed oppure, nel caso Powell mostrasse qualche segno di non perfetto allineamento, a sostituirlo con l’ultracolomba Brainard.

Con questa lettura politica, possiamo essere relativamente sicuri che il vertice del Fomc non terrà conto delle voci di dissenso interne e continuerà a mantenere il piede premuto sull’acceleratore qualunque sia il livello di crescita e qualunque sia il livello di inflazione. “Un treno che viaggia oltre la velocità consigliata rischia prima o poi di deragliare nel momento in cui il percorso si fa più accidentato – conclude Fugnoli –. Sia chiaro, siamo ancora lontani da quel momento, ma non lontanissimi. L’output gap verrà chiuso già alla fine di quest’anno e sia Powell sia la Yellen ritengono che nel 2022 l’America sarà di nuovo in una condizione di pieno impiego. Se la politica monetaria, che agisce con un ritardo di 12-18 mesi dal momento in cui vengono trasmessi gli impulsi, inizierà a normalizzarsi solo nel 2023-24 (fine degli acquisti di titoli e avvio del ciclo di rialzo dei tassi) il rischio di surriscaldamento sarà serio.”

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