Intervento di Ernesto Preatoni su Quotidiano Nazionale – 19/12/2012

C’è una “grande bugia” che si va diffondendo da mesi nel nostro Paese: la grande bugia è che Mario Monti avrebbe salvato l’Italia. Un anno fa il nuovo governo si è concentrato sulla riduzione dello spread nella convinzione di risanare il Paese: per raggiungere l’obiettivo, Monti ha varato una mostruosa manovra da 21 miliardi di Euro.

Con quali risultati? Il debito pubblico negli ultimi dodici mesi è cresciuto di circa 120 miliardi, sfondando la soglia dei 2mila miliardi di Euro, con un’accelerazione da record che non ha precedenti nella storia della Repubblica. Questi 120 miliardi di debiti accumulati nel 2012 sono un’enormità che, oltre a costarci altri 5,5 miliardi di Euro di interessi, prima o poi qualcuno dovrà ripagare.

Sempre nel 2012 lo spread è passato da oltre 550 a circa 330 punti. La riduzione di oltre 200 punti corrisponde a circa 2 punti percentuali in meno da pagare sul debito che collocheremo l’anno venturo (circa 400 miliardi): questo significa che nel 2013 risparmieremo circa 8 miliardi. È facile vedere come, nella migliore delle ipotesi, il calo dello spread non consentirà al Paese di ottenere risparmi consistenti, né oggi né in futuro.

L’aspetto più drammatico della vicenda è che la politica “lacrime e sangue” voluta dai tecnici per risanare i conti del Paese sembrerebbe aver avuto come unico effetto positivo proprio la riduzione dello spread, ammesso e non concesso che non si debba agli interventi della Banca Centrale Europea il merito di aver diminuito il differenziale fra Bund e Buoni del Tesoro.

Il termometro dell’economia nell’ultimo anno ha infatti fatto registrare segnali estremamente negativi per l’Italia: il Prodotto Interno Lordo a fine anno subirà una contrazione del 2,5%, la produzione industriale è in calo del 6,2% e la disoccupazione è cresciuta fino all’11,1% nel terzo trimestre dell’anno. Grazie anche alle scelte che sono state fatte nel corso degli ultimi dodici mesi, stiamo letteralmente attraversando una delle peggiori crisi economiche dal dopoguerra.

Monti sarà anche il salvatore della patria per i tecnici, ma non lo è certo per l’economia, per le imprese che sono sempre più in affanno e per chi non ha più un lavoro.

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