Nella settimana che precede il referendum, l'”Economist”, organo di stampa della finanza anglosassone ci informa che non solo sostiene il No ma che gradirebbe un governo tecnico in sostituzione dell’attuale. Perché il gotha della finanza scarica Renzi che è stato pure il suo ex pupillo? Le ragioni sono semplici. La City e Wall Street sono interessate ad un Monti bis o comunque ad un altro governo simile per perseguire i loro interessi. Anche per questo si spiega il fatto che lo stesso senatore Monti, un po’ a sorpresa si sia schierato per il No.

L’obiettivo è quello di proseguire sulla strada iniziata nel 2011 con i governi non eletti. È il colpo di Stato permanente. Tutto per impedire che l’Italia esca dal seminato che le è stato assegnato, e cerchi la strada della sovranità monetaria e l’uscita dall’euro. Lo schema si ripete da ben 5 anni, ma in realtà le radici sono ancora più lontane.

La prima volta accadde nel lontano 1992. Fu allora che la grande finanza si impossessò a prezzo di saldo dei gioielli dell’industria italiana e l’allora governatore di Bankitalia, Ciampi, svuotò le casse per difendere l’antenato dell’euro, lo Sme, sperperando 48 miliardi di dollari. Il 1992 è l’anno della fine dello Sme, e più volte si è ricorso a questo paragone per ipotizzare una sorte simile per l’euro. Ventiquattro anni fa l’Italia uscì dallo Sme solo dopo aver subito una deindustrializzazione pesantissima. Ora potrebbe essere accompagnata alla porta dell’euro dopo aver preso le sue ultime aziende e saldato la posizione debitoria con l’estero. Così anche con la lira, il ritorno alla crescita sarebbe lento e complicato essendo stata la nostra economia privata dei fondamentali industriali. Viene da sorridere all’espressione di qualche economista che parla di un rischio di uscita dalla moneta unica «a destra», piuttosto che «a sinistra». Guardando indietro si capisce che non saranno né la destra né la sinistra a determinare la fine dell’euro, ma gli stessi architetti che ne hanno ideato la creazione: i mercati finanziari. Fu così per lo Sme. Probabilmente sarà lo stesso con l’euro. Ad avvertirci è l’”Economist” di cui, vale la pena ricordare che i principali soci sono gli eredi Agnelli.

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