Mauro Bottarelli, qualche giorno fa, ha pubblicato un articolo in cui si fa una domanda di quelle difficili. E se non fosse la Russia, in realtà, a volere la guerra? Se fossero gli Usa – che in tempo di pace sarebbero obbligati a chiudere i rubinetti dello stimolo monetario e iniziare sul serio ad alzare i tassi – a volere un conflitto che permetterebbe all’amministrazione Biden di imporre alla Banca Centrale di continuare a stampare moneta per prevenire un possibile stop alla crescita economica?

“La Fed non ha tempo di preoccuparsi del debito, quando si è in tempo di guerra – scrive Bottarelli –. Così parlò Jerome Powell alla stampa il 13 maggio del 2020, paragonando appunto la pandemia a un evento bellico per giustificare le misure senza precedenti di sostegno messe in campo dalla Banca centrale Usa. Qualcosa come almeno 2,3 trilioni di dollari di liquidità per cittadini e imprese, paralizzati dai lockdown.”

Nulla di nuovo, aggiunge Bottarelli. Sbirciando nel sito ufficiale della Fed, infatti, si trova un capitolo dedicato all’operatività in tempi di guerra e intitolato The Federal Reserve’s role during WWII. Righe piene di patriottismo. E di liquidità, sotto ogni forma. In primis, i war bonds, le obbligazioni legate al finanziamento dello sforzo militare contro la Germania nazista . D’altronde, è statutariamente noto che la discesa in guerra sollevi la Fed da molti vincoli. Quasi tutti. E con un Paese che ha appena toccato quota 30 trilioni di debito, questo aiuta. E rasserena un po’ gli animi.

In primis, perché con un’inflazione al 7,5% che sta erodendo a tempo di record i redditi orfani dai programmi di sostegno, ogni possibile mossa vista come aiuto a Wall Street rischia di tramutarsi in boomerang elettorale al voto di mid-term di novembre. Secondo, perché ormai la stagflazione non rappresenta più una prospettiva accademica, bensì un trend globale. L’inflazione è da domanda e non da speculazione, è duratura e non transitoria. E il rallentamento della crescita è già presente, esacerbato da criticità sulla supply chain che stentano non poco a trovare una via di risoluzione.

“Insomma, serve il COOP. Non l’ipermercato, bensì il Continuity of Operations Plan. Di fatto, la deroga suprema a ogni norma e vincolo, lo stato di emergenza bellica proclamato dalla Casa Bianca e che riguarda tutti i gangli vitali dell’amministrazione Usa. Fed in testa – conclude Bottarelli –. Stampare liquidità nei bunker anti-atomici? La questione è meno caricaturale e degna di una serie fantasy di Netflix di quanto sembri. Se si entrasse in modalità COOP, la Fed potrebbe fare di tutto. Ad esempio, comprare direttamente ETF sul mercato. Ovvero, varcare i bastioni di Orione – come in Blade runner – della deriva giapponese e sostenere direttamente il mercato azionario.”

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