La ripresa in Italia è come l’unicorno: un animale mitologico. L’attenzione concentrata sulla situazione della Grecia ha fatto passare sotto silenzio le perduranti difficoltà del nostro Paese che sembra ormai avviato ad una stagnazione di lungo periodo. Soprattutto è falso, come sostiene Renzi, che siamo fuori dalla linea del fuoco. È assolutamente falso, siamo solo usciti dai riflettori perché l’attenzione è concentrata sulla Grecia. Se la crisi ad Atene dovesse precipitare è chiaro che l’obiettivo successivo saremmo noi: siamo deboli sia sul fronte dell’economia reale sia su quello della finanza. Basta prendere il dato sull’occupazione di maggio, che mostra un calo di 63 mila unità, pari allo 0,3%. Cresce invece il numero degli inattivi fra i 15 ed i 64 anni (+0,3%, pari a 36 mila unità): vuol dire che 36 mila persone hanno rinunciato a cercare lavoro. Che cosa significano questi numeri? Semplicemente che le imprese fra marzo e aprile hanno fatto girare un po’ di più gli impianti per ricostituire i magazzini. Speravano nella ripresa che non è arrivata, e vista la delusione hanno nuovamente tirato il freno.

Ma c’è di più: per disinnescare gli effetti della tragedia greca si continua a ripetere che l’ombrello di Draghi ci metterà al riparo. Si tratta di un falso che fa il paio con l’annuncio della ripresa. Bastano pochi numeri per capire. I tassi d’interesse dal 9 marzo a oggi sono saliti di un punto percentuale per i Btp a 10 e 30 anni e dai venti ai settanta centesimi per quelli fra due a cinque anni. Lo spread è arrivato a superare i 150 punti. È vero che erano scesi moltissimo nei mesi immediatamente precedenti, ma questo non spiega nulla. Se l’incantesimo avesse funzionato i rendimenti dovevano stabilizzarsi sui minimi, attenuando gli effetti del contagio proveniente da Atene. Tanto più che la pressione sul mercato è stata modesta: a fronte di emissioni nette del Tesoro per 30 miliardi ci sono stati acquisti della Bce per 23,4 miliardi. Insomma c’erano tutte le condizioni perché i tassi restassero bassi, invece non è successo. Perché? Per la semplice ragione che il mercato, nonostante Draghi, ha ben presente il rischio-Paese e anche il rischio-contagio. La situazione non è ancora drammatica perché i mercati si illudono sul finale di partita in Grecia. Il giorno in cui si accorgeranno che il lieto fine non è previsto trarranno le loro conclusioni: l’Italia è un Paese a crescita zero, o quasi, e ha un debito enorme. Una situazione non molto distante da quella di Atene.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail