L’inflazione è alle porte, le moratorie sui debiti di aziende e famiglie – nell’arco dei prossimi sei mesi – si avviano a concludersi, così come il blocco dei licenziamenti rischia, a fine anno, di venire eliminato, con gli effetti che tutti possono immaginare. Il rischio è un vero e proprio tsunami sull’economia italiana, che è caratterizzata da un altissimo debito pubblico. La ricetta del Fondo Monetario Internazionale per risolvere la situazione? Ovviamente altre tasse, a partire dalla prima casa. Si salvi chi può.

“Il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme per il debito record nel mondo arrivato al picco di 184mila miliardi di dollari nel 2017, pari al 225% del Pil globale. È quanto si legge nella nuova edizione del Fiscal Monitor del Fmi. Nella versione autunnale la cifra del debito – che include debito pubblico e privato – era stimata a 182mila miliardi – scriveva Riccardo Barlaam ad aprile sul Sole 24 Ore –. Nell’aggiornare i dati l’organizzazione internazionale ha messo in guardia sui rischi attuali, che includono le tensioni commerciali, un forte rallentamento della Cina e un deterioramento della propensione al rischio dovuto proprio all’elevato indebitamento. Il Fondo cita anche la volatilità dei mercati finanziari e gli sviluppi politici, inclusa l’incertezza sulla Brexit tra gli elementi di rischio per l’economia globale.”

Negli ultimi decenni, spiega Barlaam, le politiche fiscali dei Paesi si sono concentrate sulla stabilizzazione dell’economia in risposta alla crisi finanziaria del 2008. Con meno enfasi – enfasi richiesta ora – sulle riforme a lungo termine per una crescita inclusiva che segua i cambiamenti demografici e l’avanzamento tecnologico. In molti Paesi, secondo gli economisti del Fondo, il debito pubblico e privato resta troppo alto con prospettive di sviluppo limitate, a fronte di un rallentamento della crescita e diseguaglianze ancora troppo elevate. Le riforme fiscali potrebbero essere la molla per spingere le economie nazionali verso obiettivi di crescita sostenibili e inclusivi, attraverso politiche attive del lavoro, spesa sociale e investimenti in infrastrutture. La cooperazione internazionale in materia fiscale, inoltre, per il Fondo è indispensabile per i temi globali, come la lotta alla corruzione, la tassazione corporate, i cambiamenti climatici e, più in generale, per cercare di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030.

“Secondo il Fmi, in Italia «i patrimoni potrebbero essere tassati attraverso una tassa moderna sulle residenze primarie». Nel Fiscal Monitor si parla anche delle pensioni e della sostenibilità a lungo termine del sistema. Salvaguardare la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici richiede un insieme di misure complete, incluse quelle per controbilanciare le implicazioni dei cambiamenti fatti in Spagna e in Italia, sostiene il Fondo monetario, facendo riferimento, nel nostro caso, a Quota 100.”, conclude Barlaam. Per capirci: l’FMI suggerisce una nuova patrimoniale, in Italia, vestita da IMU. Peccato che possedere una casa non sia come possedere un grande patrimonio liquido. A pagare, alla fine, sono sempre gli stessi, cittadini vessati che hanno fatto sacrifici per avere un tetto sopra la testa.

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