Tutto dipende da come si leggono i dati. Anzi, da come si scrivono. A scorrere i giornali c’è la sensazione che il mercato del lavoro in Italia migliori. «Disoccupazione giovanile ai minimi dal 2012 e a ottobre meno italiani cercano lavoro». Un combinato disposto che porta a ritenere che non solo i ventenni comincino ad essere assunti, ma addirittura ci siano meno disoccupati. Non è così. Però essendo prossima la scadenza del 4 dicembre, tutto fa brodo: anche far credere che la ricetta del governo per il lavoro funzioni. E allora cerchiamo di veder chiaro.

Prima considerazione: in ottobre i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti di 39.000 unità, e quelli a tempo determinato, cioè precari, sono aumentati di sole 7.000 unità. Il risultato dunque è negativo. Non solo. È vero che il tasso di disoccupazione è diminuito dello 0,1 per cento, passando da 11,7 a 11,6. Tuttavia non c’è da rallegrarsi. E non perché si tratti di uno zero virgola ma perché la flessione è compensata dagli inattivi, ovvero da coloro che, stanchi di inutili ricerche preferiscono arrangiarsi, finendo nel lavoro nero. L’Istat a ottobre registra un aumento degli inattivi, che passano dal 34,8 per cento al 35,1: più 0,3%. Però il dato che deve far riflettere è il tasso di  occupazione, che dal 57,5 per cento scende al 57,2. Significa che, sul totale delle persone in età lavorativa poco più della metà ha un’occupazione. Gli altri stanno a casa, oppure lavorano in nero… È vero che queste cifre riguardano solo ottobre e magari qualcuno potrebbe giudicare troppo pessimistico il  giudizio. Tuttavia quelli di ottobre sono i primi dati che non gonfiati dai dispendiosi incentivi governativi. Vuol dire che il costoso turbo Italia rallenta. Che la situazione sia questa, del resto, lo dimostra uno studio di Deutsche Bank. Il colosso tedesco ha indagato il mercato del lavoro di mezza Europa, giungendo alla conclusione che quello italiano sia il peggiore. Altrove chi ha un lavoro ha buone possibilità di mantenerlo da noi, invece, è alta le probabilità di perderlo. E non soltanto si finisce disoccupati, ma si fatica pure a sostituire il posto fisso con uno precario. In conclusione, dopo tre anni di promesse e incentivi, il Paese torna indietro. L’economia non cresce e dunque, nonostante i molti soldi spesi, non crescono neppure i posti di lavoro. Questa è la verità. Il resto è arte di governare facendo vedere ciò che non esiste.

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