Oggi a Bruxelles è morta la solidarietà europea e probabilmente anche l’idea di Europa come l’abbiamo immaginata finora. La Grecia, infatti, è stata trattata dai partner non come un compagno di viaggio ma come un tempo venivano considerati i Paesi Africani: ricattati e bastonati. È vero che le funamboliche iniziative di Tsipras e l’inconcludenza del suo ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis hanno fatto molti danni irritando i creditori, ma resta il fatto che il protocollo è assolutamente privo di senso. A fronte della promessa di un piano da 82 miliardi di Euro in tre anni c’è un ultimatum che, in appena tre giorni, dovrebbe capovolgere la Grecia. Tra le riforme richieste: aumento dell’Iva, taglio delle pensioni, la piena indipendenza dell’Elstat (l’Ufficio di Statistica che aveva truccato i conti per facilitare l’ingresso nell’euro), il pieno rispetto del Fiscal Compact (quindi l’obbligo del pareggio) e la nascita di un consiglio di bilancio indipendente. La prossima settimana il resto. Entro mercoledì 22 luglio i creditori si aspettano l’adozione di un codice di procedura civile e l’adozione delle nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie. Per garantire il rispetto degli impegni la Bce ha deciso di tenere ancora bloccato il finanziamento alle banche: vuol dire che gli sportelli resteranno ancora chiusi.  A rendere umiliante il contenuto dell’accordo c’è ancora una clausola.  La Grecia ha dovuto accettare la costituzione di un fondo di garanzia per il debito: in questo contenitore finiranno i beni dello Stato da mettere sul mercato per rimborsare i creditori. Questo fondo rappresenta la tomba dell’Unione europeo: la sfiducia è tale che i creditori, prima di dare i nuovi finanziamenti, hanno chiesto una garanzia. Questo non è un rapporto fra popoli che condividono comuni ideali e intendono sviluppare un progetto di integrazione a lungo termine, ma un normale contratto commerciale. In queste condizioni quanto può durare non solo l‘euro ma la stessa Ue? Appare abbastanza chiaro che l’intesa non ha natura economica ma squisitamente politica. Bruxelles si aspetta che il Parlamento greco bocci questo programma aprendo la porta a nuovi scenari. Magari un governo tecnico che a noi italiani suscita ricordi poco piacevoli. Ma quanto potrà durare un’Unione dove sono le tecnocrazie di Bruxelles a decidere tutto? Prima o poi la reazione popolare esploderà.

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