Tutti pronti: bicarbonato e Alka Seltzer per digerire la melassa che dovremo sorbirci per i prossimi due giorni. Domani a Roma si svolgeranno i festeggiamenti della fondazione dell’Europa Unita, che unita non è mai stata. Specialmente dal giorno in cui i banchieri hanno cercato di cementarla con la moneta unica. L’Ue è un morto che cammina all’indietro, come i gamberi. I muri e le divisioni si moltiplicano la popolazione europea è spaccata: chi pretende di riconquistare la sovranità nazionale e chi si adegua all’ammucchiata, temendo il peggio. Chissà che c’è da festeggiare. La passerelle di domani somiglia più a un funerale che a una gioia. L’Italia è da sempre sottomessa alla dittatura della Merkel, la cui autorevolezza ci sovrasta. Ogni premier, da Monti in poi, passando da Letta a Renzi, é volato a Berlino a baciare la pantofola. Non uno dei nostri esecutivi ha avuto il coraggio di denunciare le magagne dell’euro e le regole dispotiche di Bruxelles. La politica italiana è in soggezione dinanzi ai tedeschi e non osa reclamare la propria indipendenza, da cui discenderebbe la resurrezione dell’economia. Tiriamo avanti alla meno peggio confidando in un miracolo illusorio. La classe dirigente che ci siamo dati è capace solo di spremere il fisco allo scopo di recuperare risorse da utilizzare nella gestione ordinaria della spesa pubblica. Non è un caso se il debito dello Stato, nonostante la spending review (mai effettuata), sia cresciuta di circa 130 miliardi negli ultimi cinque anni. Né possiamo coltivare la speranza di darci una guida seria e competente, visto che la legislatura è agli sgoccioli e ancora non abbiamo una legge elettorale. Quindi ignoriamo come voteremo l’anno venturo in primavera. Conciati così dove vogliamo andare se non incontro a un caos senza precedenti? Chi costituirà una maggioranza in grado di prendere in mano il pallino? Non è un problema ideologico bensì numerico. Chi non lo comprende è fuori dalla realtà. In sostanza. Rimarremo legati a doppio filo all’Europa che ci strangola e all’euro che ci impoverisce. Non si capisce che cosa ci sia da festeggiare.

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