E se lo schiaffo a Macron non fosse solo un mero episodio, ad opera di un paio di esaltati, di cui ridere? Se fosse la spia della recrudescenza di una malessere profondo e di pesanti tensioni sociali che sembravano sparite con la pandemia e che, con il progressivo ritorno alla normalità, potrebbero scoppiare, ancor più virulente, nel corso dei prossimi anni? Ne ha parlato il fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni, in un intervento pubblicato la scorsa settimana dal quotidiano finanziario Milano Finanza. Ne pubblichiamo, di seguito, uno stralcio.

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto che la cronaca politica ha derubricato tra gli eventi, spiacevoli, che possono capitare ai politici nel corso dei “bagni di folla”. Penso, ovviamente, allo schiaffo ricevuto dal Presidente francese, Emmanuel Macron, durante una visita nel Sud-Est del Paese.

Come dicevo, la maggior parte dei cronisti ha archiviato l’episodio, inquadrandolo nel classico gesto di un “matto”, che ha colto l’occasione al volo per togliersi una soddisfazione, indipendentemente dal prezzo che oggi la legge gli farà pagare. Non che non sia avvenuto anche in Italia, nel 2009: la vittima, allora, fu Silvio Berlusconi, colpito in faccia da una statuetta da uno squilibrato.

Derubricare quello che è accaduto a Macron nella categoria delle aggressioni di un matto è, secondo me, riduttivo e pericoloso. Da quanto è trapelato sui media, infatti, i due giovani che hanno organizzato e realizzato l’assalto a Macron sono tutt’altro che degli squilibrati. Piuttosto graviterebbero nell’ambito dei “gilet gialli”, un movimento di protesta, nel 2018, diventato famoso per aver istigato manifestazioni che hanno messo a ferro e a fuoco la Francia.

Come ha ben evidenziato un report dell’FMI, pubblicato qualche giorno fa, storicamente (anche se non esistono prove scientifiche in questo senso) le pandemie offrono un’illusione: sembra che i movimenti di protesta e le tensioni sociali spariscano. Questi movimenti, però, di fatto covano sotto la cenere e, nel giro di un paio di anni dalla fine della pandemia, riesplodono, sempre più aggressivi e virulenti. Questo accade perché i lockdown e le riduzioni di libertà imposte per contenere il virus tendono ad aumentare le differenze tra ricchi e poveri, riducono i posti di lavoro e incrementano la divisione sociale.

Se proviamo ad aggiungere un ulteriore tassello a questo ragionamento, possiamo prendere i dati appena pubblicati dall’Istat, secondo cui, il Covid è riuscito là dove nemmeno la grande crisi del 2008 aveva osato spingersi: nel giro di un anno il virus ha cancellato vent’anni di crescita dei consumi, con un crollo che non si era mai visto da quando si tiene traccia delle spese delle famiglie: -9% a causa della pandemia, per 2.328 euro mensili nel 2020 dai 2.560 dell’anno precedente. Il risultato è che la spesa corrente è tornata ai livelli del Duemila. Per capire la gravità della situazione, nel biennio 2012-2013 – quando la crisi del debito sovrano e l’austerity mordevano sull’economia – il calo cumulato sul 2011 fu del 6,4%.

E quel che è peggio è che la crisi non ha ridotto le differenze nella distribuzione del reddito, come testimonia proprio l’Istat: “Come negli anni precedenti anche nel 2020 i primi tre quinti delle famiglie spendono meno del 20% mentre i due quinti più elevati spendono più del 20% (in un’ipotetica situazione di perfetta uguaglianza, ogni quinto avrebbe una quota di spesa pari al 20% della spesa complessivamente sostenuta dal totale delle famiglie residenti). In particolare, le famiglie con spese più basse (primo quinto) spendono l’8,2% della spesa totale (7,9% nel 2019) mentre quelle dell’ultimo quinto il 39,5% (era il 39,4% nel 2019)”

Temo che l’idea che, con l’uscita dalla pandemia, ci aspetti un sereno ritorno alla normalità sia una mera illusione. Le tensioni sociali – legate alle eccessive disuguaglianze nella distribuzione del reddito e a una globalizzazione estremamente spinta – sono destinate a tornare. Probabilmente torneranno ancora più violente se è vero che i poveri sono sempre più poveri e i ricchi ancora più ricchi. Forse, dico forse, Biden, negli Usa, con lo stimolo fiscale “monstre” che ha deciso di mettere in campo, riuscirà a portare gli Stati Uniti fuori dalle secche.

L’Europa, e su questo concordo in pieno col pensiero di Fitoussi, continua a distribuire panniccelli caldi a malati gravi: anche il Recovery Fund rischia di non bastare e se a Bruxelles non decidono in fretta di attuare misure più incisive, penso ad esempio all’emissione di debito comune, rischiamo di assistere alla deflagrazione della società europea, così come la conosciamo.

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