Il mercato? Per il fondatore di questo blog, Un’Europa Diversa,  Ernesto Preatoni, non basta più. Secondo Preatoni, che ha dedicato l’editoriale di sabato, sulle pagine di Libero, il mondo occidentale non può appellarsi al mercato quando ha bisogno di risposte di carattere sociale e soprattutto quando si parla di lavoro. Del resto, sono la pratica economica e politica, ormai, a dimostrare la realtà di questi fatti.

Qualche giorno fa, sulle pagine del quotidiano la Stampa, mi è capitato di notare una lunga intervista al filosofo sloveno Slavoj Žižek, che ha appena pubblicato un saggio dal titolo “Virus”. Žižek è un personaggio straordinario, che negli anni ha saputo tirare fuori teorie originali e anche costruire con attenzione il personaggio pubblico che interpreta. Secondo ŽižEkman lo stato sovrano torna in scena oggi come l’unico garante affidabile della salute pubblica e come il solo capace di superare le logiche improntate solamente al mercato.

Anzi, vado oltre rispetto al pensiero del filosofo. Io credo che in questo momento specifico ci troviamo in una fase storica ed economica in cui la strada maestra e la barra a dritta possano essere tracciate e tenute insieme soltanto dagli Stati; il solo mercato non è più sufficiente. Il mondo occidentale non può appellarsi al mercato quando ha bisogno di risposte di carattere sociale e soprattutto quando si parla di lavoro. Del resto, sono la pratica economica e politica, ormai, a dimostrare la realtà di questi fatti.

Draghi sta lavorando col governo per trovare le risorse necessarie per mettere a punto una serie di misure a sostegno di famiglie e imprese contro il caro bollette. È un’ulteriore dimostrazione che affidarsi interamente al mercato non è più sufficiente. Non ci si illuda comunque che ciò che lo Stato metterà a disposizione per controllare il rincaro delle bollette possa produrre dei risultati accettabili nel lungo periodo. Infatti ciò che lo Stato spenderà per contenere i rincari, ce lo troveremo come aumento del debito pubblico.

L’aumento dei prezzi ormai è un fatto generalizzato e non riguarda solamente l’energia. Anche se l’energia è il fatto più eclatante. L’Europa dipende dalle importazioni di gas, il combustibile che sarà necessario per la transizione verso la green economy.  Tutto il mondo se ne sta rendendo conto e il risultato è che il gas, che costava in Europa 15 euro a megawattora, nel dicembre scorso il prezzo era salito fino a 180 euro, ma come potrà lo Stato intervenire in continuazione sugli aumenti del pane, della pasta e su tutti gli altri generi indispensabili per sopravvivere?!

Questa sarà la vera domanda per il futuro. Lo Stato non avrà i mezzi finanziari per supportare le famiglie e le imprese dal rialzo dei prezzi. A meno che, obtorto collo, dopo qualche tentativo di austerità, non si decida di tornare a stampare. Ciò sarebbe inevitabilmente un propellente per ulteriore inflazione. Non vorrei essere nei panni dei politici che dovranno prendere queste decisioni. La mia impressione è che siamo arrivati alla “redde rationem”. Si dovrà scegliere tra una rivolta sociale, secondo me inevitabile se di fronte ad un rincaro dei beni di prima necessità si dovesse ricorrere a qualsiasi forma di austerità, e l’accettazione di un sensibile rincaro dei prezzi.

Se non si farà austerità dovremo accettare delle fiammate elevate di inflazione, poiché non è immaginabile che le classi lavoratrici, di fronte ad un aumento generalizzato del costo della vita, accettino supinamente di vedersi decurtati in termini reali le proprie capacità di spesa.

Qualcuno mi ha fatto rilevare che abbiamo assistito ad un fenomeno di questo genere negli anni ‘70, ma che allora esisteva la scala mobile con adeguamento automatico dei salari all’inflazione. Pertanto, sostengono costoro, non essendo più in vigore la scala mobile, il rischio di adeguamento dei salari al costo della vita sarebbe scongiurato. Mi permetto di far notare a costoro che in Francia, in Germania e negli altri paesi del mondo occidentale negli anni ‘70 non avevano alcuna scala mobile, ma l’inflazione risultò comunque estremamente elevata.

Rilevo inoltre che negli anni ‘70 i debiti pubblici erano sensibilmente più contenuti e che manovre di espansione della liquidità erano molto più attuabili. Come a dire che oggi il mercato non è più sufficiente, ma gli Stati non hanno più le munizioni per sparare con il bazooka.

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