Le piccole notizie se approfondite rivelano spesso grandi imbrogli. L’Europa, intesa come immensa struttura burocratica che opera prevalentemente a Bruxelles, chiede tanti soldi ai Paesi membri, tra cui il nostro. I nostri governanti da sempre pagano e tacciono senza neanche pretendere di ricevere in cambio contributi adeguati alle necessità della penisola, notoriamente poco omogenea. Soccombiamo ai diktat della Merkel e non osiamo protestare. Cosicché ci tocca leggere sulle agenzie internazionali che la Ue usa i soldi che ci ha grattato anche per riempire le buste paga dei propri funzionari (migliaia e migliaia) che nella capitale belga vivono già alla grande, grazie a ricchi stipendi e rimborsi spese da nababbi. A beneficiarne sono la bellezza di 55 mila dipendenti. Un numero che fa impressione davanti al quale è impossibile non porsi una domandina: ma che fa tutto il giorno tutta questa gente? Un mistero mica tanto buffo: siamo convinti che studino il giorno intero il modo migliore per attraverso leggi e leggine idonee a impoverirci. Occorre ammettere che in questa attività sono bravissime. Da notare che la rivalutazione di cui parliamo è retroattiva allo scorso luglio. Il costo della intera manovra non è una bazzecola: 18 milioni di euro. Aggiungiamo un dettaglio. Il presidente della commissione, l’ineffabile Juncker, percepisce 48 mila euro per assicurarsi un buon alloggio e 17 mila per spese varie. Non è finita. Quando egli compirà 65 anni avrà diritto a una pensione di 69 mila euro ogni 12 mesi, oltre a una indennità cosiddetta di reinserimento pari a 416 mila euro da incassare al termine del mandato. Ecco che cos’è l’Europa, una mangiatoia inesauribile in cui ci ficcano la testa 55 mila soggetti ingordi che magari fossero oziosi; sono attivissimi nella masticazione del denaro scippato con disinvoltura ai soci della Ue. Non è uno spettacolo delizioso quello cui siamo costretti ad assistere gettando uno sguardo a Bruxelles. Dobbiamo solo renderci conto di essere vittime di una gigantesca truffa e di non avere il coraggio di ribellarci a chi ci tiene il tallone sul collo. Uscire dall’Europa e dall’euro non è solo una superiore esigenza, ma anche un diritto di libertà.

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