I lavoratori dell’ Embraco, l’ azienda piemontese che produce compressori per frigoriferi, devono ringraziare l’ Europa se resteranno disoccuppati. La proprietà americana ha deciso di traslocare in Slovacchia con il via libera della Ue e anche di chi, tra i nostri governanti, accetta senza discutere le regolette sceme che da Maastricht in poi ci hanno rovinato. Certo, il frigo non è più una produzione ad alto valore aggiunto, perché hanno imparato a costruirlo anche nei Paesi in via di sviluppo e dunque la concorrenza è agguerrita. Ma non è questa la ragione che ha spinto i dirigenti dell’ Embraco a dire addio all’ Italia. O per lo meno non è soltanto questa. I manager della multinazionale, quelli che il ministro Carlo Calenda ha bollato con uno sprezzante «gentaglia», se ne vanno perché in Slovacchia trovano condizioni migliori. Non sono solo meno burocrazia, meno tasse e salari più bassi. C’ è dell’ altro che più che con la Slovacchia ha a che fare con la nostra stupidità. Bisogna sapere che l’ Europa finanzia una quantità di progetti con i soldi che gli Stati, dunque anche il nostro, versano alla Ue. Tradotto dal linguaggio burocratico significa che Bruxelles eroga quattrini per far crescere le economie più deboli, in particolare quelle che un tempo facevano parte del blocco comunista. Strappati a Mosca, questi Paesi sono entrati nell’Unione ricevendo anche fior di finanziamenti. Tanto per rimanere alla questione Embraco, la Ue ha versato alla Slovacchia per il periodo 2014-2020 la bellezza di 4 miliardi, di 63 che ne erano stati stanziati. L’ Italia ha messo circa 4 miliardi. In pratica abbiamo finanziato il programma slovacco che mira a «creare nuovi posti di lavoro, migliorare le condizioni di vita e sostenere la crescita economica». Con questi soldi la Slovacchia offre forti incentivi alle aziende che, ovviamente lasciano l’Italia per trasferirsi a Bratislava. Un fenomeno sempre più rilevante visto che non c’è solo l’Embraco. Farà le valigie la Honeywell, che ha chiuso ad Atessa licenziando 420 dipendenti. E non ci sono solo le multinazionali. Hanno traslocato Magneti Marelli, Sisme, Came e Zanini e altre 500 aziende italiane. Tutti trasferimenti pagati anche con i nostri soldi. Così il lavoro e la ricchezza vanno all’estero. A noi restano i conti da pagare per disoccupazione e welfare. Ma è davvero questa l’Europa che vogliamo?

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