Ci sono dieci parlamenti nazionali che non hanno ancora ratificato il Recovery Plan: gli scogli più preoccupanti arrivano dalla Finlandia – dopo la decisione della Corte costituzionale di imporre al Parlamento un voto a maggioranza super-qualificata – e dai Paesi Bassi con i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo. Lo stallo rischia di rinviare in autunno l’avvio del Next Generation EU o addirittura di metterne in dubbio la partenza. È arrivato il momento di una nuova Conferenza Europea?

Pier Virgilio Dastoli, questa mattina, sulle pagine del sito Linkiesta.it ha pubblicato un interessante intervento sul fatto l’ipotesi di mutualizzare il debito europeo per combattere la crisi insorta con la pandemia possa essere già tramontata. La capacità fiscale autonoma europea, secondo Dastoli, sarà parte essenziale della sua autonomia strategica e del finanziamento futuro del bilancio europeo che riguarda tutta l’Unione europea a cominciare dall’area dei paesi che hanno aderito alla moneta unica accettando vincoli finanziari a fronte dei quali è indispensabile accelerare la realizzazione delle unioni bancaria, dei capitali, fiscale e dunque economica il cui primo passo dovrebbe essere quello di creare safe assets europei e cioè titoli privi di rischio perché legati ad un forte bilancio comune.Si tratta di questioni essenziali quando si aprirà il dibattito sulla perennizzazione del Piano di ripresa e sulla riforma profonda dei meccanismi della governance economica europea a cominciare dalla revisione del Patto di Stabilità e del Fiscal Compact.

“La confusione e la conflittualità fra i governi è ancora più grave se si esamina lo stato di preparazione del Vertice Sociale di Porto del 7 maggio dove undici paesi hanno già preannunciato la loro intenzione di bloccare le proposte della Commissione europea volte a dare un seguito concreto e giuridicamente vincolante al Pilastro adottato all’unanimità a Göteborg nel novembre 2017 – spiega Dastoli –. All’altolà di questi undici paesi ostili alla prospettiva di un’Unione più forte e più solidale è seguito il silenzio assordante degli altri sedici paesi europei che hanno per ora ignorato la volontà innovativa espressa dalla grande maggioranza del Parlamento europeo e dai rappresentanti dei lavoratori europei.”

Qualora l’Europa, in momento così fondamentale della propria storia, non riuscisse a trovare il bandolo della matassa, secondo Dastoli, avrebbe, come unica via, la possibilità di avviare una nuova Conferenza Europea: “Nel caso in cui non fosse possibile raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio nei settori della politica sociale in cui il Trattato prevede la procedura legislativa ordinaria o nei casi in cui il Trattato prevede il voto all’unanimità nel Consiglio la via da seguire è quella che fu adottata nel 1992 con il Protocollo sulla politica sociale a carattere vincolante introdotto nel Trattato di Maastricht per superare l’ostilità del Regno Unito ponendo la questione della dimensione prioritaria dell’Unione sociale al centro del dibattito nella Conferenza sul futuro dell’Europa e adottando alla fine della Conferenza le misure operative per realizzarla.”

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