La ripresina in corso sta per essere uccisa dal super-euro. Una verità troppo amara per essere sbandierata. Meglio giocare con le illusioni. Basta poco per capire. A gennaio con un euro si compravano 1,05 dollari circa, oggi 1,20: il rialzo è stato di circa il 15%, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre. Se l’euro arrivasse a 1,30, le esportazioni italiane soffrirebbero e le imprese sarebbero costrette a ridurre i margini per restare concorrenziali. Inoltre, il turismo extraeuropeo potrebbe ridursi in misura consistente già l’anno prossimo. L’Italia si avvicinerebbe ad una nuova recessione con tanti saluti all’entusiasmo di queste ore. La tendenza negativa potrebbe essere invertita solo da maggiori investimenti pubblici e privati. Purtroppo siamo ancora molto lontani dai livelli pre-2008. Né c’è speranza che la domanda interna possa bilanciare la dipendenza dell’economia italiana dalle esportazioni. L’ufficio studi di Confcommercio (che certo non può essere accusato di populismo) segnala che, nonostante l’entusiasmo di tanti commentatori, i livelli occupazionali raggiunti prima del 2008 sono lontani dall’essere recuperati visto che la recessione ha falciato oltre 1,7 milioni tra 2007 e 2013. In particolare, il Mezzogiorno è tornato ai valori della metà degli anni ’90; in Sicilia e Calabria neppure a quelli. A fronte della debolezza dei consumi si riscontra un incremento della povertà assoluta: il Mezzogiorno continua a detenere il record (8,5% delle famiglie ed il 9,8% degli individui). Ma l’incremento più sensibile si è registrato al Nord. Tra il 2007 ed il 2016 le famiglie assolutamente povere del Settentrione sono aumentate di oltre l’80% e gli individui del 166%. È effetto della strage di aziende: tra il 2009 e giugno 2017 il Nord ha perso oltre 79mila aziende, il 60% delle 132.970 scomparse nel periodo nel nostro Paese. Su un panorama ancora devastato si sta abbattendo il super-euro. Gli economisti, tanto per cambiare, non capiscono e offrono le spiegazioni più disparate. La Bce è in difficoltà perché, pur non potendo dichiararlo, sa bene che il suo programma di rialzo dell’inflazione si basa su un euro basso. Sarà costretta, pur non potendolo fare apertamente, a intervenire per calmierare dell’euro. Ma non sarà facile se l’America veramente vorrà usare il dollaro basso per proteggere le sue produzioni nazionali. L’economia italiana tornerà nella tempesta e, ancora una volta, bisognerà ricordare la rovina verso cui stiamo andando avendo perso le leve per il controllo del cambio.

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