Lunedì scorso il settimanale economico Affari & Finanza di Repubblica ha dedicato un lungo approfondimento al settore dei trasporti in Italia: la variante Omicron e il caro carburanti stanno letteralmente mettendo in ginocchio un settore dal quale dipende gran parte degli approvvigionamenti del Paese. Una crisi che potrebbe contribuire a frenare la crescita di un’Italia che già alla fine del 2021 stava rallentando paurosamente.

“Le schiarite tra l’estate e l’autunno sono sparite in fretta: per il settore dei trasporti l’inverno è più lungo e rigido del previsto. I segnali di ripartenza osservati dopo il via della campagna vaccinale si sono scontrati con una nuova e inattesa perturbazione – scrive Flavio Bini sulle pagine di Affari e Finanza di Repubblica. Da una parte la diffusione della variante Omicron, che ha caricato una nuova zavorra sulle intenzioni dei viaggiatori, dall’altra l’esplosione del costo dell’energia, che ha indebolito aziende già piegate da quasi due anni di operatività a scartamento ridotto. Terra e cielo, per una volta, sono allineati. Dal traffico aereo a quello su strada, la tempesta perfetta non risparmia nessuno. La fotografia più aggiornata sullo stato dei cieli è scattata da Eurocontrol, l’organizzazione intergovernativa che fa da super controllore del traffico aereo in Europa. I numeri parlano chiaro: presi dieci aerei che erano in volo nel 2019, ad aprile 2020 ne era rimasto soltanto uno.”

Nell’estate dello scorso anno, spiega Bini, circa otto su dieci erano tornati a volare ma a gennaio, con l’esplosione di Omicron in tutto il mondo, atterra e decolla il 36,3% dei voli rispetto allo stesso periodo del 2019. Un aereo su tre è sparito dai radar. Guardando al dato passeggeri i numeri sono ancora più pesanti. Secondo Assaeroporti gli scali italiani hanno chiuso il 2021 con 80,7 milioni di passeggeri, segnando un calo del 58,2% rispetto al 2019, quando ne erano transitati 193 milioni. Meno aerei e ancora meno passeggeri significa per le compagnie un colpo alla redditività proprio mentre sono costrette a fronteggiare un’impennata senza precedenti del prezzo del carburante. Il fuel monitor della Iata, l’associazione che riunisce tutti i vettori aerei del mondo, mostra dati allarmanti. Al 21 gennaio, ultimo dato disponibile, il prezzo del carburante per i velivoli era in crescita del 15,7% rispetto al mese precedente e del 74% rispetto allo stesso periodo del 2021.

L’impennata dei prezzi dell’energia ha assestato un duro colpo anche al trasporto su strada, messo alle strette già dall’erosione di viaggiatori legato alla diffusione del virus. Secondo i dati del ministero della Transizione ecologica il prezzo del gasolio in poco più di otto mesi è cresciuto da 1,247 euro del 18 maggio a 1,647 del 24 gennaio, segnando una crescita del 33%. “Si tratta di un impatto rilevante per un settore, quello del trasporto viaggiatori su gomma, in cui il costo del carburante incide per il 20% ed è la seconda voce di costo totale dopo il personale”, spiega Giuseppe Vinella, presidente di Anav, l’associazione della galassia Confindustria che raccoglie la maggior parte degli operatori del settore, tra trasporto pubblico locale e turismo. Sul primo fronte, spiega l’associazione, il 2021 ha segnato una perdita di quasi 2 miliardi di euro di ricavi tra biglietti e abbonamenti.

“È andata ancora peggio a tutto il segmento commerciale, messo letteralmente a terra dalla combinazione letale di crollo dei passeggeri da turismo e rincaro dei prezzi del carburante – conclude Bini –. “Lo scorso maggio avevamo assistito a una ripresa della domanda e sebbene la nostra rete non sia mai tornata ai livelli pre-Covid, siamo comunque riusciti a garantire un servizio capillare anche dopo il periodo estivo”, spiega Andrea Incondi, managing director per l’Italia di Flixbus, gigante del settore con 80 aziende partner e 10 milioni di passeggeri trasportati nel 2019, prima dello scoppio della pandemia.”

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