Mario Monti ha pubblicato sul web la propria Agenda. Si parla di lavoro da far crescere e di tasse da tagliare e di spesa pubblica da rivedere. Ma anche di una nuove tasse da applicare ai patrimoni di maggiori dimensioni. Poi di scuola, di giustizia, di legge elettorale, di pubblica amministrazione da cambiare.

Nelle venticinque pagine che compongono il documento c’è di tutto un po’ e non mancano le proposte sicuramente innovative. Per esempio la coniugazione “pink” (donne) e “green” (ambiente) da assegnare allo sviluppo economico. Il manifesto annuncia che una maggiore partecipazione al mondo del lavoro darà l’1% in più di Pil mentre è ormai la coscienza collettiva impedisce di immaginare l’industria separata dai problemi della sostenibilità (valga per tutti l’esempio dell’Ilva).

Difficile non concordare con quel testo. Alla stessa maniera nessuno si azzarda a contestare il Vangelo quando chiede a tutti gli uomini di essere più buoni. Poi però le cose prendono una piega diversa. L’Agenda Monti ha il difetto di essere troppo generica. Volendo occuparsi di tutto, finisce per dare risposte inevitabilmente buone per tutte le occasioni. Un’Agenda prêt-à-porter. Ricalca le 139 pagine del Libro Verde sulla spesa pubblica pubblicata nel lontano 2007 dal ministro Padoa Schioppa. Anche quel testo chiedeva “di rendere strutturale la capacità di spendere meglio nelle amministrazioni centrali, applicare l’intesa su produttività”. Segnalava che l’inefficienza della spesa pubblica «si incanala verso una inqualificata protesta fiscale». Ricordava che in Italia l’evasione fiscale è eccezionalmente elevata (e cioè nell’ordine di 100 miliardi l’anno, circa il 7% del Pil).

Sembrano parole scritte ieri anche se sono passati sei anni. Allora come oggi Italia è impegnata sul tema della spending review, sulla riforma della burocrazia. La crescita che non c’è, la giustizia lenta, le infrastrutture a sostegno del turismo carenti, università e istituti di ricerca che non hanno posti per giovani scienziati. Tecnici e ingegneri scarseggiano negli uffici.

Le analisi di Padoa Schioppa rimasero un esercizio di stile. Nel frattempo il debito pubblico è salito dal 100 al 120%, la disoccupazione è arrivata a sfiorare il 12% e il Pil è calato di una ventina di miliardi. Quante possibilità ci sono che il destino dell’Agenda Monti sia diverso?

Come scriveva alcuni giorni fa Massimo Franco nell’editoriale pubblicato dal Corriere della Sera: “Su come Monti riuscirà a tradurre le intenzioni in realtà, però, non si può dire che la sua conferenza stampa di ieri, né le interviste delle ultime ore abbiano dato coordinate precise”. Forse sarebbe stato preferibile che l’Agenda Monti si occupasse di una sola cose: come far ripartire la crescita. Come scriveva Padoa Schioppa: “Senza maggior crescita è arduo conseguire maggiore equità sociale”. Perché “la ridistribuzione del prodotto esistente non può dare risorse sufficienti a sviluppare l’intervento in campi ancora poco curati”.

Di Redazione

(Foto: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

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