Un Paese sempre più povero. All’appello, secondo un’analisi del Centro studi Impresa Lavoro, mancano circa sessantacinque miliardi di ricchezza delle famiglie rispetto ai 4mila miliardi del 2006. Qualcuno obietterà che in fondo la variazione è negativa solo per l’1,7%. Una perdita trascurabile in fin dei conti. In realtà le cose non stanno esattamente così. Basterà ricordare che, in questo periodo solo la Grecia ha accusato una flessione. Benché molto più corposa (-18%). 
Nello stesso periodo la ricchezza delle famiglie in alcuni Paesi dell’Europa del’Est si è raddoppiata e anche nel resto della Ue ci sono stati aumenti considerevoli. Le famiglie tedesche sono più ricche di oltre 1.300 miliardi (+31,6%), quelle francesi di 1.200 (+31,9%) e quelle britanniche di 1.900 miliardi di euro (+30%). In termini relativi risultano molto rilevanti anche Olanda (+55,9%, pari a 800 miliardi) e Svezia (+72,6% ovvero 500 miliardi).
L’analisi conferma anche che l’Italia non è un Paese per giovani. La ricchezza posseduta dalle famiglie con il padre over 64 è passata dal 28,9% al 47,9%. Scende al 25% quella degli gli under 64 e appena il 2,6% per le famiglie guidate da un giovane di 34 anni.

“Citata come un fiore all’occhiello del nostro sistema finanziario e come simbolo della laboriosità e della capacità di risparmio degli italiani, la ricchezza delle famiglie italiane viene trattata dallo Stato come un bancomat al quale attingere spesso e volentieri”, ha commentato Massimo Blasoni, presidente del Centro studi Impresa Lavoro. “Oltre a una crescita inferiore a quella dei principali Paesi europei, preoccupa la disomogenea distribuzione sia per area geografica sia per classe d’età del capofamiglia. A detenerne la metà in Italia sono infatti le famiglie guidate dagli over 64”. Il significato di queste parole è semplice; la tassazione premia la rendita e non il lavoro. Aiuta i vecchi e punisce i giovani. E non finisce qui: Il reddito pro-capite degli italiani nel 1999 (prima dell’euro) era del 3,5% superiore al resto della Ue. Oggi, con la moneta unica, è del 15% più basso. Che futuro può avere un Paese così?

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