È stato presentato il “Manifesto per la solidarietà europea”. Propone una strategia concordata per uscire dall’euro limitandone i costi per la collettività.

A prepararlo undici fra economisti e uomini di finanza. In testa ci sono le firme degli italiani Alberto Bagnai (Università Gabriele d’Annunzio a Pescara e ricercatore associato al Centro di ricerca in economia applicata dell’Università di Rouen), Claudio Borghi Aquilini (Università Cattolica di Milano) e Jacques Sapir, l’economista francese che nel 1998 ebbe il merito di aver anticipato le ragioni che avrebbero portato al crollo della Russia. Secondo il manifesto “la strategia che offre le migliori possibilità di salvare l’Unione Europea è una segmentazione controllata dell’Eurozona”. A uscire, di comune accordo, dovrebbero essere i paesi più competitivi. In prospettiva c’è “il ritorno alle valute nazionali, o a differenti valute adottate da gruppi di paesi omogenei”.

Questa soluzione sarebbe un’espressione di vera solidarietà europea. Un euro più debole migliorerebbe la competitività dei paesi dell’Europa meridionale e li aiuterebbe a tornare alla crescita. Ridurrebbe anche il rischio di panico bancario e il collasso del sistema bancario nei paesi dell’Europa meridionale, che potrebbe verificarsi se questi fossero costretti ad abbandonare l’Eurozona o decidessero di farlo per pressioni dell’opinione pubblica nazionale. La solidarietà europea sarebbe ulteriormente sostenuta trovando un accordo su un nuovo sistema di coordinamento delle valute europee, volto alla prevenzione di guerre valutarie e di eccessive fluttuazioni dei cambi fra i paesi Europei. Naturalmente sarebbe necessario, in almeno alcuni dei paesi meridionali, un taglio del debito.

Posta in questi termini, l’uscita dall’Eurozona non implicherebbe che le economie più competitive non debbano sopportare un costo. “Tuttavia –avverte il Manifesto- ciò accadrebbe in circostanze nelle quali il loro contributo aiuterebbe quelle economie a tornare a crescere, al contrario di quanto accade con gli attuali salvataggi, che non ci stanno portando da nessuna parte”

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