Dopo il danno, pure la beffa. Sono vent’anni che l’Italia non cresce per colpa dell’Europa e adesso, siccome da qualche mese il Pil ha ripreso a macinare, i fondi europei sono a rischio. Il motivo? Il Paese cresce più del previsto perciò gli stanziamenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentati a Bruxelles rischiano di subire una brusca sforbiciata. Ursula (Von Der Layen) ha paura che l’Italia rialzi la testa?

“L’Italia stavolta rischia di finire sotto pressione non per aver deluso, ma per il motivo opposto – scriveva qualche giorno fa Federico Fubini sulle pagine del Corriere della Sera –:l’economia è andata meglio di come si temesse quando vennero ripartite le risorse del Recovery nell’estate del 2020, mentre altri Paesi sono andati peggio. Si dovrà dunque capire se, alla prova dei fatti, una parte dei miliardi assegnati a Roma un anno e mezzo fa dovranno essere redistribuiti a chi è rimasto più indietro del previsto. Le regole del resto lo prevedevano. Il 70% delle somme attribuite all’Italia è definitivo, mentre il restante 30% — circa 60 miliardi — potrebbe essere in parte rimodulato. L’economia infatti ha chiuso il 2021 di 2,6% più grande di come prevedeva la Commissione europea quando Giuseppe Conte, allora premier, si fece fotografare a Bruxelles con il pugno stretto in segno di esultanza per aver strappato un aiuto commisurato a un collasso economico. La Spagna è invece dell’1,3% al di sotto e la Germania dello 0,5% al di sotto. Alla fine non dovrebbero esserci enormi spostamenti di denaro, ma quella che si sta aprendo a Bruxelles è un’altra partita delicata.”

Gli undici mesi del 2022 che ci aspettano peseranno moltissimo per il Pnrr oggi solo agli inizi, spiega Fubini. Nel 2021 sono stati stesi i programmi di massima, le grandi cornici delle riforme e i primi bandi per progetti pubblici.Ma da adesso serviranno velocità e capillarità diverse. L’esame di un documento di governo non ancora reso pubblico mostra che, oltre al lavoro quotidiano di dispiegamento dei bandi già pubblicati, fra «milestone» (traguardi) e «target» (obiettivi) l’Italia nel 2022 avrà 99 appuntamenti al rispetto dei quali sono vincolati i finanziamenti. Di questi sei sono per marzo, 38 per giugno e i restanti entro l’anno. I numeri in sé dicono poco, perché fra le assegnazioni ne figurano anche di meno soggette a controversie: fra le altre l’avvio di una piattaforma web «sulla cultura ambientale» o la «sicurezza sismica dei luoghi di culto» (benché poi i criteri di suddivisione dei fondi siano sempre delicati). In questo centinaio di azioni del 2022 però circa un quarto hanno un vero e proprio impatto politico perché incidono sul consenso di sacche di elettori praticamente di tutte le forze della maggioranza di unità nazionale.

“Il caso più palese riguarda un «milestone» e un «target» nella lotta all’evasione fiscale. Entro quest’anno l’Agenzia delle Entrate deve mandare 432 mila «lettere di conformità» in più, nelle quali si chiede al contribuente di verificare la correttezza della sua dichiarazione dei redditi ed eventualmente di correggerla – conclude Fubini –. Da quell’iniziativa il Pnrr prevede un obiettivo di aumento delle entrate fiscali di 319,5 milioni solo quest’anno, una media di quasi 740 euro per ciascuna lettere di conformità.Ma il documento, come fa per ogni misura, indica anche i «rischi» di fallimento: «Ritardo nel completamento delle procedure di assunzione di personale altamente specializzato» e «nell’attuazione dell’infrastruttura tecnologica necessaria»”

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